Intervista a MARIO GARAVELLI
Mario Garavelli è un magistrato molto conosciuto e apprezzato per il lavoro svolto in diversi uffici giudiziari (Pretura, Ufficio istruzione, Corte di cassazione) e per le capacità organizzative dimostrate come presidente del Tribunale di Torino e poi della Corte d'appello di Genova.

Come avveniva l’ammissione quando sei entrato in Collegio?
Nel 1950 per entrare occorreva superare un esame di cultura generale con scritti e orali che era praticamente un doppione della maturità; gli esaminatori erano professori dell’Università di Torino. Umberto Eco (mio compagno di banco al Liceo Plana d Alessandria) ed io superammo l’esame, lui si iscrisse a Filosofia, io a Giurisprudenza, ma fu la continuazione di una stretta amicizia  durata settant’anni.

Com’era la vita di Collegio, quale era la provenienza degli studenti?
Gli studenti provenivano da ogni località del Piemonte (forse qualcuno da fuori), le famiglie non erano molto abbienti, la vita in Collegio era scandita dagli esami universitari ma era tutt’altro che monastica; ho imparato allora, e non me ne vergogno, molte canzoni sconce veicolate dagli studenti di medicina. Non si mangiava molto bene, ma eravamo giovani e affamati. Quasi ogni sera si andava per teatri (entravamo gratis, facendo la claque) o per concerti, e se rimanevamo in Collegio ci riunivamo un camera di qualcuno a discutere di tutto e a mangiare un po’ delle provviste che ci portavamo da casa. Abitando in via Galliari, ed essendo i teatri in centro, ignoravamo, come ricorda Eco, i finali delle varie rappresentazioni, dato l’orario drastico di rientro.

In che modo la vita di Collegio ha influenzato quella universitaria?
Ovviamente la permanenza in Collegio, per me che abitavo in un paese dell’alessandrino distante ore di treno per venire a Torino, e non avevo come orfano di padre grandi disponibilità economiche, mi ha facilitato enormemente la frequenza universitaria, oltre che ad imporre alti livelli di efficienza per mantenere la borsa di studio.

Cosa ricordi con maggior piacere degli anni passati in Collegio?
Lo spirito di comunità e di amicizia tra gli ospiti, lo scambio continuo di esperienze, l’atmosfera di cameratismo e di allegria coniugata con l’impegno a studiare.

Cosa, invece, ti è mancato di più?
Non saprei come rispondere, perché quello che allora mi mancava (specie i quattrini) non dipendeva dal Collegio. Oggi vorrei camere meno monastiche e bagni non in comune, ma allora già la camera singola era un lusso.

Le amicizie nate in Collegio si sono protratte nel tempo e sono state d’aiuto per la tua carriera professionale?
A parte l’amicizia con Eco, ne ho mantenuto poche altre, avendo presto cominciato la mia vita lavorativa in altri ambienti e città, ma quelle poche sono state molto salde. Ho invece ritrovato ex allievi in anni più recenti, riannodando con loro i vecchi rapporti. Non vi sono stati invece riflessi sul piano professionale, avendo vinto al terzo anno un concorso come Cancelliere di Tribunale (per cui non serviva la laurea) che mi ha fatto lasciare il Collegio in anticipo e mi ha avviato verso la futura carriera di magistrato.

Cosa hai provato quando hai lasciato il Collegio?
Un grande senso di vuoto e molti rimpianti.

Consiglieresti ad uno studente la vita di Collegio?
Ovviamente lo farei con molto calore, come risulta già dalle precedenti risposte; è un arricchimento notevole della propria personalità e della propria cultura, ed una esperienza preziosa di vita comunitaria.

Ti chiediamo di dare un consiglio ai giovani studenti che stanno per iniziare un percorso di studi universitari.
Risposta difficile, salvo la banalità di mettercela tutta nello studio, cosa che in Collegio è facilitata dallo spirito che anima gli ospiti (almeno era così ai miei tempi). Certo, la vita in collegio è un primo e importante passo verso l’ingresso in una società che non riguarda solo i problemi lavorativi ma un aspetto complessivo di convivenza e di rispetto reciproco.

E a coloro che sono all’ultimo anno e che a breve si affacceranno al mondo del lavoro, cosa suggeriresti?
Domanda ancora più difficile. A meno che non abbiate l’improbabile opportunità di un lavoro immediato, o non  dobbiate, come a Medicina, proseguire nelle specializzazioni (che appaiono comunque indispensabili in ogni materia) fate qualche puntata all’estero, con ovvia padronanza delle lingue;  e non fatevi troppe illusioni: lo so che è una conclusione non molto incoraggiante, ma la minestra, come dice un proverbio, non è mai gratis.

Infine, in poche parole, cos’è stato e cos’è per te il Collegio?
Una grande opportunità, una grande esperienza, un grande stimolo, e, ora, uno dei ricordi più piacevoli di una lunga vita dove i ricordi piacevoli non sono molti.