Saturday Morning Live

 

Il Saturday Morning Live è un ciclo di incontri condotti dal Dott. Bruno Surace, volto a esplorare grazie all’intervento di ospiti d’eccezione alcune tra le tante possibili declinazioni in ambito umanistico, artistico e scientifico del tema dell’anno del Piano Formativo del Collegio 2020/21:

la Resilienza

Tutti gli appuntamenti sono inseriti all’interno della nostra offerta formativa.
Qui sotto l’elenco degli incontri già svolti, con un sunto delle tematiche emerse nel dibattito con gli studenti e studentesse.

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La contemporaneità è ossessionata nei confronti del futuro, forse come mai era successo prima nella storia umana. Il futuro è oggi un orizzonte di speranza, ma anche, più spesso, una sorta di giogo che si piega impietosamente sul presente, imponendoci una vita veloce ed estremamente mutevole sotto vari punti di vista. Il futuro è infatti anche un fenomeno linguistico, capace di cambiare il nostro modo di pensare il mondo presente e noi stessi.
All’interno di questo scenario si stagliano discipline nuove, come i future studies, ma anche diventa rilevante provare a esplorare il modo in cui i racconti di finzione, passati e presenti, hanno immaginato il futuro.
Immaginare il futuro è in effetti un’operazione complessa, che può essere addomesticata tramite specifiche tecniche e filosofie.
L’incontro è così stato dedicato da un lato a fornire all’aula gli strumenti critici per trattare l’orizzonte del futuristico e del futuribile come fenomeno complesso e bacino capace di restituirci particolari assetti identitari, economici, e culturali delle società; dall’altro invece si è fatto con le studentesse e gli studenti un piccolo laboratorio di speculative design & fabulation, mettendo alla prova la nostra capacità di immaginare il futuro uscendo da schemi predeterminati, per allargare gli orizzonti di visione e di possibilità.

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Tutti quanti abbiamo un volto, ma non di frequente ci troviamo a riflettere sulla ricchezza di significati che esso assume per noi.
Il volto è un oggetto complesso, che ci viene dato dalla biologia, ma che culturalizziamo quotidianamente. Attraverso il volto riconosciamo gli altri. Nel volto sono racchiusi i nostri sensi. Con il volto esprimiamo i nostri sentimenti.
Il volto rivela noi stessi, e infatti tendiamo spesso a camuffarlo per ragioni di ordine estetico, ma anche con intenzioni più complesse, di natura politica e identitaria: ci trucchiamo, ci mascheriamo, ci modifichiamo attraverso interventi di chirurgia estetica e, più recentemente, algoritmica, mediante filtri e app di ogni genere e sorta.
Con l’avvento della pandemia l’economia percettiva dei volti è significativamente mutata. L’obbligo di indossare le mascherine in luoghi pubblici ha riconfigurato profondamente la condivisa percezione del volto altrui e del volto proprio. Esperimenti recenti dimostrano, ad esempio, come il volto con la mascherina rimoduli la percezione delle emozioni di chi la indossa da parte di chi osserva.
L’incontro ha esplorato questi temi, da una prospettiva duplice: da un lato si sono fornite le competenze di base per intendere il volto come un apparato biologico, modificatosi nel corso dell’evoluzione umana attraverso dinamiche di exaptation. Dall’altro si è inteso far comprendere alla classe il molteplice valore del volto in seno alle comunità sociali.