Intervista a GIOVANNI GAMBARDELLA
Imprenditore, già Amministratore Delegato del Gruppo ANSALDO e dell’ILVA, ex ospite del Collegio Einaudi.

Perché ha scelto di risiedere presso il Collegio Universitario durante i suoi studi al Politecnico?
La mia fu una scelta casuale. Un amico di famiglia mi consigliò di entrare in Collegio perché poteva essere di molto aiuto in una fase di ambientamento nella nuova situazione. Infatti io venivo da una provincia del sud a mille chilometri di distanza da Torino ed era la prima volta che uscivo fuori del nucleo familiare. Avevo deciso di studiare ingegneria a Torino perché anche all’epoca, e forse più di oggi, aleggiava per noi il mito del politecnico ed anche il mito della città aperta ai giovani. Il Collegio rappresentava per i miei genitori un elemento di tranquillità magari per regole che erano da noi malviste come quelle del rientro serale e in ogni caso per loro era una situazione di maggior controllo.

Il Collegio ha influenzato la sua vita universitaria? Se sì, in che modo? Quale valore formativo ha avuto?
Il Collegio ha influenzato moltissimo la mia vita universitaria, e non solo per lo studio ma per la formazione umana, culturale e sociale. Apertura alla musica, al cinema, al teatro, alle letture e poi grandi discussioni su qualsiasi tema, apertura al senso di appartenenza.

Cosa ricorda con maggior piacere/dispiacere?
Con maggior piacere ricordo la vita intensa per formazione, amicizia, abitudine all’autonomia. I dispiaceri erano i momenti del fine settimana quando quasi tutti tornavano a casa e noi, che eravamo lontani da casa, restavamo soli in Collegio.

I rapporti di amicizia consolidatisi durante gli anni del Collegio si sono protratti nel tempo e le sono stati di supporto nella sua carriera professionale?
Certamente le amicizie di allora continuano e in particolare alcune frequentazioni ancora oggi sono intense. Il mio più caro amico, che frequento quotidianamente, è anche lui un ex ospite del Collegio. Nella vita professionale però non ho mai incontrato ex colleghi.

Cosa amava fare nel tempo libero e quali attività extra universitarie svolgeva?
Oltre agli “spassi” giovanili, tutte quelle attività formative di cui ho detto prima.

Il Collegio 50 anni fa: come erano organizzate le attività e la vita interna (separazione M/F, rientri, mensa, ecc.)?
Cinquanta anni fa la società era totalmente diversa e cose che oggi i giovani non accetterebbero per noi erano la normalità. Comunque quel tipo di vita ha contribuito a farmi laureare nei tempi giusti.

Cosa ha provato quando ha dovuto lasciare il Collegio?
Da una parte un naturale senso di gioia perché finiva un periodo di vita e andavo verso un mondo di novità, d’altra parte una nostalgia per tante cose che per me erano diventate valori.

Cambierebbe qualcosa di ciò che ha fatto durante gli anni universitari?
Non so, forse niente anche perché il tempo sfuma le negatività e esalta le positività di uno dei periodi più belli della mia vita.

Consiglierebbe ad uno studente la vita di Collegio?
Senz’altro, se i valori del Collegio permangono e le aspirazioni dello studente sono coerenti.

Alla luce della riforma dei cicli universitari, con la crescente possibilità di creare sinergie tra enti/imprese e atenei, come vede il ruolo del Collegio in quanto ente di formazione complementare interdisciplinare?
Il Collegio non deve chiudere al mondo del lavoro ma aprirsi a questi rapporti per dare unsenso di continuità tra due periodi della vita. Perché la formazione sia preparatoria ad un rapporto col mondo del lavoro.

In conclusione le chiediamo di rivolgere un augurio agli studenti universitari di oggi.
Conquistare un ruolo nel lavoro coerente con la propria formazione e le proprie aspirazioni: non è cosa facile ma conservando autonomia di pensiero e di comportamento, e limitando qualche compromesso per la “carriera”, con molta fatica, si può riuscire.