Intervista al Professor VITTORIO CANINO
Libero Docente Patologia Speciale Chirurgica e Scuole Specializzazione in Chirurgia Università di Torino, già Primario di Chirurgia Generale e Direttore di Dipartimento ASL 3, ospite del Collegio Einaudi dal 1958 - 1964.

Perché ha scelto di risiedere presso il Collegio Universitario durante i suoi studi all’università?
Per poter usufruire di una borsa di studio ed un soggiorno a Torino, non essendo io residente, e inoltre per affrontare la sfida di mantenere la media del 27/30 per i sei anni di corso.

Il Collegio ha influenzato la sua vita universitaria? Se sì, in che modo?
Sì, moltissimo e in modo positivo.

Cosa ricorda con maggior piacere?
L’opportunità di conoscere studenti provenienti da ogni regione d’Italia con indirizzi di studi diversi e quindi con la possibilità di interscambio di opinioni. I toni delle discussioni erano sempre approfonditi e spesso discordanti, specie in politica. Ma poi tutto finiva in chiave goliardica.

I rapporti di amicizia consolidatisi durante gli anni del Collegio si sono protratti nel tempo e le sono stati di supporto nella sua carriera professionale?
Sì, si sono protratti nel tempo, specie tra gli amici della stessa facoltà con i quali ci si è ancora incontrati sia privatamente, che occasionalmente ai convegni scientifici.

Cosa amava fare nel tempo libero e quali attività extra universitarie svolgeva?

La mia attività principale era studiare, alternata a qualche concerto, spettacolo teatrale, molto cinema e qualche festa goliardica. Usavamo in società una Fiat 500 Adello zio di Lorenzo Bonardi ogni qualvolta speravamo in qualche serata galante.

Il Collegio negli anni 1958/1964: come erano organizzate le attività e la vita interna (separazione M/F, rientri, mensa, ecc.)?
La separazione maschi/ femmine era rigidissima. Le ragazze non potevano neppure entrare in portineria. La qualità del cibo in mensa era discreta. Si risparmiava molto sul riscaldamento e nei mesi invernali, a volte, si pativa il freddo. Per il resto era ben organizzato. Ci scaldavamo il cuore sbirciando dalla finestra le ragazze della scuola di ballo (diretta dalla famosa maestra Bela Hutter) situata nell’edificio antistante in Via Galliari.

Cosa ha provato quando ha dovuto lasciare il Collegio?
La consapevolezza di lasciare dietro di me una pagina importante della mia vita e della mia giovinezza.

Cambierebbe qualcosa di ciò che ha fatto durante gli anni universitari?
No. É andata così, anche perchè non avrei potuto mantenermi agli studi diversamente.

Consiglierebbe ad uno studente la vita di Collegio?
Sì, in tutti i sensi.

In conclusione le chiediamo di rivolgere un augurio agli studenti universitari di oggi, anche alla luce dei cambiamenti intervenuti in questi ultimi anni nel sistema universitario italiano.
L’augurio è che naturalmente alla base de loro successo ci sia lo studio ed un grande impegno e che nella loro formazione culturale, oltre che ai progressi scientifici attuali, ci sia anche uno spazio per i valori culturali del passato.

Alla luce della riforma dei cicli universitari, con la crescente possibilità di creare sinergie tra enti/ imprese e atenei, come vede il ruolo del Collegio in quanto ente di formazione complementare interdisciplinare?

Importantissimo e con grandi potenzialità.