Intervista a NICOLA PIEPOLI
Presidente dell’Istituto Piepoli, Leader nazionale nei sondaggi e ricerche di mercato. Allievo del Collegio dal 1954 al 1958.

Perché ha scelto di risiedere presso il Collegio Universitario durante i suoi studi all’Università?
Perché stare in un ambiente colto facilita la creazione di cultura personale.

Com’era la vita di Collegio negli anni ‘50?
Era una vita amichevole; si stringevano amicizie per settore e per corridoio (ad esempio, il corridoio del II piano dove c’erano molti studenti in Medicina). Alcune di queste amicizie le ho conservate tutta la vita, ad esempio con Massimo Salvadori e con Marco Casavecchia. Ci siamo seguiti nel corso dei decenni nei nostri reciproci successi lungo le vie delle vette.

In che modo la vita di Collegio ha influenzato quella universitaria?
L’influenza è stata di tipo emulativo. Essere al Collegio significava essere un privilegiato e ciò significava studiare di più per mantenere il privilegio.

Cosa ricorda con maggior piacere degli anni passati in Collegio?
L’andare al cinema coi colleghi e poi conversare in gruppo sui più diversi temi, con la prevalenza della politica e della filosofia.

Cosa, invece, le è mancato di più?
Nulla. L’esperienza è stata in sé esaustiva ed esclusiva.

Le amicizie e le relazioni nate in Collegio si sono protratte nel tempo e si sono rivelate significative per il futuro professionale?
Si, solo alcune: le relazioni vere e proprie le ho messe in essere con i colleghi della Facoltà, da Guido Bodrato a Franco Reviglio.

Consiglierebbe ad uno studente la vita di Collegio?
Sì; è molto formativa, specie nel senso di creare relazioni e amicizie.

Quali strade ritiene che il Collegio potrebbe intraprendere per interagire maggiormente con il mondo lavorativo?
Fare dei seminari con grandi maestri. Se si parla di mondo lavorativo, in questi seminari potrebbero essere invitati ad esempio, come relatori, il Direttore de La Stampa, Mario Calabresi, o il capo della Fiat, Sergio Marchionne, o il capo della Ferrero che contemporaneamente ne è co-titolare, Giovanni Ferrero, ecc.

Le chiediamo di dare un consiglio ai giovani studenti che stanno per iniziare un percorso di studi universitari.
Essere aperti a tutto, accettare tutto: l’accettazione è, forse, la più grande delle virtù di uno che vuole crescere.

E a coloro che sono all’ultimo anno e che a breve si affacceranno al mondo del lavoro, cosa suggerirebbe?
Essere umili, pensare che essere primi al Collegio nella vita non significa nulla. Per essere primi nella vita bisogna essere sempre pronti a imparare da tutti: quindi, essere umili.